Voto-Mussolini-1924-Acerbo

Benito Mussolini si reca a votare (6 aprile 1924). Da alcuni mesi è in vigore la Legge Acerbo.

di Luigi Mazzella

Il fascismo, a parte i suoi aberranti contenuti ideologici (di cui non mette conto occuparsi in questa sede), presenta una caratteristica che, peraltro, è comune e peculiare di tutte le idee assolutistiche e dogmatiche: vuole governare da solo e non tollera di dividere il potere con altri.

Il suo primo segno di riconoscimento si rinviene, quindi, agevolmente nelle leggi elettorali che propone al Parlamento e riesce a realizzare al precipuo fine di truffare gli elettori con marchingegni che tradiscano o alterino la vera volontà popolare.

Quando sanno di essere minoranza nel Paese, i fascisti cercano di trovare il modo di diventare, in maniera artificiosa, surrettizia, ingannevole, maggioranza di governo.

Il primo esempio è stato dato dalla legge del fascista Acerbo, negli anni Venti del secolo scorso.

Il secondo, il terzo e il quarto modello sono molto recenti e  si ritrovano nel Porcellum, nell’Italicum e nel Rosatellum, provvedimenti legislativi volti, ancor più della falsariga mussoliniana, a svuotare di ogni rappresentatività il Parlamento in nome di quella “governabilità” che il Duce aveva garantito al cento per cento, anche con le mosse dei suoi “camerati” successive all’elezione.

Conclusione: ponendo attenzione alle forze politiche che hanno ideato, promosso e varato provvedimenti peggiori di quelli voluti da Mussolini, si può capire oggi in Italia dove alberga il fascismo.

Ancora: non a caso, all’epoca del Governo Renzi, è venuto alla luce un report segreto della J. P. Morgan Chase, potente Istituto bancario vicino alle élite finanziarie che dominano il mondo e che possono avvalersi della consulenza di uomini politici che sono stati molto in vista in un recente passato. In esso si suggeriva alle forze politiche egemoni nell’Unione Europea (e, probabilmente, il messaggio era rivolto non solo a esse) di impegnarsi per modificare le Carte Costituzionali dei Paesi della parte continentale del Vecchio Continente in maniera da ravvicinarle alle idee fasciste del (non più deprecato) Ventennio italiano.

Conclusione: ponendo attenzione alle forze politiche che, in Italia, hanno proposto una legge di riforma costituzionale (fortunatamente, bocciata dagli Italiani con una votazione referendaria che li ha ricondotti al voto, in percentuale consistente, dopo anni di astensionismo) si può capire oggi in Italia dove alberga il fascismo.

Inoltre, è un’esigenza del cosiddetto “liberismo”, professato dalle élite finanziarie e industriali del Pianeta, propugnare una libertà economica smodata e anarchica, senza freni e senza limiti, e soprattutto poco attenta alle libertà di vario genere degli individui (che calpesta e annulla con il suo principale effetto stravolgente, la globalizzazione). Il must liberistico è unicamente quello di preoccuparsi, per i governi dei Paesi, dove esso si diffonde, dei problemi dell’ordine pubblico (alias: di polizia), restando indifferente a ogni altro aspetto della vita politica di quelle collettività nazionali. Con tale orientamento è del tutto coerente e conseguente, il report della J. P. Morgan Chase. Le visioni autoritarie delle élite finanziarie mondiali (che non a caso suggeriscono metodi di governo fascista) non potrebbero essere rese più chiare ed esplicite.

Conclusione: ponendo attenzione alle forze politiche che in Italia, senza capire la profonda differenza con il termine “liberale” si dichiarano “liberiste”, favorevoli, cioè, alla “globalizzazione” umana (e non solo a quella economica) con apertura dei confini a incontrollate immigrazioni (e non solo alle merci), che accettano l’idea di un nuovo “schiavismo” di colore da controllare con più severe misure di polizia, si può capire dove oggi alberga il fascismo.

Infine, una nota distintiva e negativa del Fascismo è di tentare di togliere “voce” al dissenso. Ora, la proprietà dei mass-media tradizionali (stampa e radio-televisione) è quasi  totalmente in mano privata (dei tycoon e dei grandi gruppi finanziari, industriali, dell’informazione nonché, come in Italia, di un’associazione privata detta “partito”): il compito, quindi, di non far scrivere sui propri giornali e non chiamare alle proprie Tv chi la pensa diversamente è tutt’altro che difficile. C’è però, rispetto ai decenni precedenti, la novità d’Internet. Quelle stesse forze politiche, controllate e vicine al potere finanziario mondiale, stanno tentando di mettere il bavaglio alla libera espressione del pensiero dei cittadini on line, combattendo il web e i social  con l’accusa di essere propalatori di fake news, in conflitto con le presunte “verità adamantine” dei proprietari di giornali e radio-televisioni. Un detto popolare delle mie parti dice: il bue chiama cornuto l’asino!

Conclusione: ponendo attenzione alle forze politiche che in Italia si stanno prodigando per metterci il bavaglio, tentando di chiuderci non solo l’accesso ai mass-media tradizionali, ma d’impedirci di manifestare il nostro pensiero (garantito dall’articolo 21 della Costituzione) si può capire dove oggi alberga il fascismo. 

Conclusione delle conclusioni

Da quanti Italiani voteranno per i partiti che, dal Porcellum al Rosatellum, hanno provato di tutto per prolungare il “decennio nero” sino ai limiti e forse oltre del “famigerato ventennio” del secolo breve, si potrà capire se l’Italia è destinata ancora a ripetere l’esperienza del fascismo.

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