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L’istituto Storico per il pensiero liberale ISPLI organizza il Convegno di studi: “Salvatore Valitutti e la crisi dello Stato italiano“, presso la Sala del Refettorio, Biblioteca Camera dei Deputati in Via del Seminario 76, Roma.

Intervento di Antonio Pileggi


Ringraziamenti

Ringrazio l’Istituto Storico ISPLI per il Pensiero Liberale, la Fondazione Ugo Spirito e Renzo de Felice, la Scuola di Liberalismo nonché il Comitato promotore di questo importante Convegno per avermi assegnato il compito di illustrare l’argomento “Valitutti, da Provveditore a Ministro”, all’interno del tema “Valitutti e la crisi dello Stato Italiano”.

Sul titolo del Convegno

Dopo aver ascoltato gli interventi dei relatori che mi hanno preceduto (Isabella Valentini, Corrado Nicolosi e Tommaso Edoardo Frosini) e in considerazione degli interventi che seguiranno, cioè quello di Giuseppe Parlato e quelli della seconda sessione presieduta da Luigi Compagna, oserei suggerire di aggiungere al titolo del Convegno “la crisi della politica”.

Intellettuali e potere

Il Presidente Fabio Grassi Orsini ha rimarcato la necessità di soffermarsi sui vari aspetti che riguardano il “rapporto che esiste tra gli intellettuali e il potere”.

Io credo che dal curriculum di Valitutti emerga in modo esemplare il ruolo dell’intellettuale sia dentro i luoghi in cui si esercita il potere e sia ai livelli in cui si elaborano le scelte dei decisori politici.

Il tema che mi è stato assegnato, Valitutti da Provveditore a Ministro, mi consente di anticipare che non stiamo parlando di un “burocrate” in carriera.

Apprendimento per tutto l’arco della vita e valore pedagogico della politica

Valitutti è stato un intellettuale pienamente consapevole che “la mirabile storia dell’educazione nasce con l’uomo e lo accompagna in ogni momento della sua vita, anche fuori della scuola e dopo la scuola” (1). È una consapevolezza, la sua, che gli fa tenere in gran conto il valore pedagogico della Politica.

C’è una locuzione da lui ripetuta spesso come un mantra nei suoi scritti, una locuzione che vorrei porre in tutta evidenza da subito: “il fecondo germe della libertà”. È la locuzione che ci spiega il lungo cammino culturale e politico di questo intellettuale della Magna Graecia nominato, in giovane età, Provveditore agli Studi di Mantova.

Difficile descrivere l’immensità del suo pensiero e dei suoi studi: da Tocqueville a Kant, da Cavour del “libero Stato in libera Chiesa” a Benedetto Croce  della “religione della libertà” e ad Einaudi del “conoscere per deliberare”, dalle esperienze culturali e politiche del mondo anglosassone a quelle dell’Europa continentale.

Provveditorati agli Studi e autonomia delle Istituzioni scolastiche

Valitutti ha studiato a fondo e commentato la legislazione scolastica, a partire dalla legge Boncompagni del 1848 e dalla legge Casati del 1859. Quest’ultima, nata con carattere prevalentemente programmatico, ha avuto una encomiabile longevità. Infatti solo nel 2000 furono soppressi i Provveditorati agli Studi introdotti da Casati per sottrarre gli adempimenti amministrativi in materia scolastica ai Prefetti, competenti, invece, in materia di ordine pubblico. La legge Casati conteneva certamente il “proficuo germe della libertà’.  Tra i suoi principi fondamentali di grande rilevanza sono da annoverare quello della libertà di insegnamento riconosciuta nella forma della facoltà attribuita al cittadino di aprire una scuola di qualsiasi tipo. Bastava una domanda al Provveditore agli Studi che, “se ritiene di opporsi, deve farlo motivatamente entro due mesi, trascorsi i quali, senza alcun provvedimento, l’apertura della scuola si intende autorizzata”. Faccio notare che questo silenzio-assenso viene introdotto in materia scolastica nel lontano 1859.

Devo ricordare che l’abolizione della figura del Provveditore agli Studi, “burocrate” della scuola, è avvenuta in una particolare fase storica del nostro Paese. Era il periodo in cui nel nord dell’Italia si rivendicava, ad opera di una nuova forza politica, la Lega, l’abolizione delle Prefetture e dei Provveditorati agli Studi. La rivendicazione avveniva anche con scritte sui muri di città e paesi. I Provveditorati agli Studi furono aboliti, le Prefetture no e rimangono ancora in vita.

Ma non furono solamente le scritte sui muri a determinare la soppressione dei Provveditorati. Già nella Conferenza Nazionale della Scuola  del 1990 (2) emersero indicazioni rivolte a riconoscere l’autonomia a tutte le istituzioni scolastiche di ogni ordine e grado e, nel contempo, ad assegnare un ruolo del tutto marginale ai compiti e alle responsabilità  dell’Amministrazione scolastica centrale e periferica.

Tra le politiche legislative annunciate e quelle effettivamente realizzate corre una grande differenza non solo temporale, ma anche sotto il profilo delle modalità di attuazione e, soprattutto, sotto il profilo dei risultati effettivi.

Sono sotto i nostri occhi i risultati non certamente positivi a seguito della congerie di riforme annunciate in modo altisonante e poi malamente realizzate nella scuola italiana.

Addirittura nel 2001 è stata riconosciuta rilevanza costituzionale all’autonomia delle istituzioni scolastiche in occasione dell’opinabile riforma del titolo V della Costituzione. E l’ultima riforma introdotta si intitola “buona scuola” annunciando la sua qualità intrinseca in modo del tutto singolare atteso che, unico caso della legislazione scolastica emanata dopo l’entrata in vigore della nostra Carta, non cita nemmeno la Costituzione.

È di solare evidenza il peggioramento del sistema scolastico italiano rispetto all’evoluzione che si era realizzata dall’unità d’Italia fino alla fine del secolo XIX. Non possiamo certamente analizzare in questo Convegno la natura e il contenuto del peggioramento del sistema scolastico e dei possibili rimedi finalizzati ad affrontare la sfida della modernità, una sfida che va raccolta senza perdere di vista i saggi insegnamenti del passato e senza abbandonare il metodo sperimentale.

Analisi e proposte possono essere avanzate in altre occasioni. Ma oggi non possiamo non accennare alla questione atteso che questo Convegno coltiva l’ambizione di affrontare il tema della crisi dello Stato.

In proposito, corre l’obbligo di ricordare che, quando 8 anni fa scoppiò il clamoroso caso della scuola di Adro, si avvertì la mancanza di un Provveditorato agli Studi. Guarda caso, per far rimuovere i simboli di una organizzazione politica di parte (in quel caso era la Lega Nord) da una scuola statale, si pensò di chiedere l’intervento del Prefetto. Invece, intorno a quanto avveniva ad Adro, emergevano complesse e articolate questioni facenti parte di un retroterra culturale e politico ben individuato. Erano questioni per la cui soluzione sarebbe stata necessaria la presenza di un’Autorità scolastica degna di uno Stato liberale. Quell’episodio, piaccia o non piaccia,  ha dimostrato che siamo tornati alla situazione anteriore alla legge Casati del 1859, quando erano i Prefetti ad occuparsi di certe emergenze scolastiche.

Burocrazia

Ho fatto parte della “burocrazia” che ha studiato sui libri di Valitutti per poter percorrere la via concorsuale nella carriera da “burocrate”.  Mi riferisco ai tempi in cui la famigerata legge sullo spoil system all’italiana non aveva cominciato a portare le sue nefaste conseguenze relegando troppo spesso il “burocrate” in una funzione ancillare della politica.

Ho usato il termine “burocrate” per richiamare l’attenzione sul linguaggio in uso nei nostri tempi di “crisi dello Stato” e di doloso depistaggio nella comprensione dei comportamenti che impediscono la sana e responsabile burocrazia.

Purtroppo finanche in un dizionario on line ho trovato di recente questa definizione: “Burocrate – funzionario, pubblico o privato, che esercita le sue mansioni con formalismo eccessivo e gretto”. In questa definizione c’è il risultato di una macchinazione, tipicamente orwelliana, che mette l’indice accusatore contro il burocrate per farlo diventare il parafulmine delle inefficienze e delle incapacità che sono proprie della politica. I media e i politicanti sorvolano sulle responsabilità delle politiche legislative che hanno posto in essere l’ordinamento oggetto di lamentele e contumelie.

La bussola liberale

Salvatore Valitutti fu nominato Provveditore agli Studi ai tempi di Bottai, un Ministro che sviluppò forme di policentrismo rispetto all’impianto ministeriale disegnato da Giovanni Gentile. L’evoluzione normativa di quel periodo contiene, nel bene e nel male, aspetti da non sottovalutare per poter valutare correttamente la corrispondenza tra finalità educative annunciate e risultati conseguiti nei contesti storici di riferimento.

Ricordo queste circostanze per significare che l’esperienza professionale di Valitutti lo ha portato a conoscere, da protagonista importante, l’evoluzione o l’involuzione della legislazione scolastica. La profonda conoscenza dei principi liberali che ispirarono la legislazione emanata prima e subito dopo la nascita dell’unità d’Italia, lo misero di fronte alla necessità di ricercare, in ogni politica legislativa, il grado e l’intensità della presenza di quello che lui definiva il  “fecondo germe della libertà”.

Questa ricerca è stata la sua vera bussola. Una bussola da liberale noto per il rispetto che aveva delle idee altrui senza nulla concedere sulle questioni di principio che gli stavano a cuore.

Vorrei qui ricordare un episodio che molti di voi conoscono perché raccontato di persona dal cattolico e Presidente della Repubblica Oscar Luigi Scalfaro in un convegno del 2007 (3). Appena fu nominato Ministro chiamò il liberale Valitutti e gli disse: “avresti dovuto essere nominato tu come Ministro, non io”. Ed ha voluto precisare che si incontravano quotidianamente per discutere sui temi più importante del momento.

Valitutti, che era già stato Sottosegretario, fu nominato Ministro in una calda estate del 1979. Erano i tempi in cui al Palazzo della Minerva impattavano gli innumerevoli problemi di una legislazione che aveva portato al fenomeno dell’espansione scolastica accompagnata da rivendicazioni sindacali scarsamente valutate nei loro risvolti attuativi. Erano i tempi di quella co-gestione che poi fu giustamente accantonata a causa dei guasti che aveva introdotto in materia di buon andamento e imparzialità dell’azione amministrativa.

La sua prima preoccupazione fu quella del buon andamento amministrativo e didattico delle scuole e, quindi, l’approntamento di misure amministrative urgenti per evitare che, attraverso il carosello delle nomine dei docenti, si ritardasse il regolare inizio dell’anno scolastico.

Feci parte di una delegazione che lo incontrò nel grande salone dei Ministri. Era la prima volta che lo vedevo di persona. Mi colpì un comportamento che non avevo mai visto prima. Si presentò da solo e senza essere contornato dai vertici del Ministero.

Mi colpì anche la sorprendente capacità di ascolto, le concise domande che formulava: mirava alla concretezza delle soluzioni da adottare e conosceva benissimo la saggia regola secondo cui la domanda è sempre più importante della risposta. I suoi interventi, privi dell’ampollosità (o della spocchia) tipica di alcuni personaggi della politica, appalesavano grande competenza e completa conoscenza degli argomenti in discussione.

Ebbi modo di parlare con lui subito dopo l’incontro collegiale. Ad una mia considerazione sugli ostacoli frapposti ad un liberale “conservatore” rispetto alle spinte “progressiste” frutto della “contestazione”  degli anni ’70, mi fece in poche battute la lezione crociana sull’essere e sul modo di essere dei liberali. Essi non sono né di destra e né di sinistra: sono progressisti e, nel contempo, conservatori, a seconda della bontà di ciò che si voglia cambiare. Ad un cambiamento in meglio i liberali sono in prima fila. Ma ad un cambiamento in peggio bisogna contrapporre una forte dose di conservatorismo. In quelle scarne battute c’era il metodo liberale, che non è una ideologia ma, per l’appunto, un metodo. Fui conquistato dai suoi ragionamenti. E mi sono portato dietro tutta la vita quella breve e immemorabile lezione.

Mi scuso per questa testimonianza: non è mai carino parlare di se medesimi. Ma ho voluto porre l’accento su comportamenti che lasciano il segno.

Università e diritto allo Studio

Valitutti, nei pochi mesi da Ministro, ha lasciato una traccia indelebile nella storia delle riforme che riguardano l’università. Nella sua relazione fatta al CUN – Consiglio Universitario Nazionale (4), c’è un “condensato” di pensiero liberale autentico e c’è una visione di una riforma universitaria apprezzatissima da diverse scuole di pensiero. Basta leggere quella relazione per rendersi conto che Valitutti non è da celebrare, ma da seguire perché sa indicare le pietre miliari del metodo sperimentale e della libertà:  “L’università moderna è una università galileiana nella quale la libertà di scienza e di insegnamento è un diritto necessariamente tutelabile come diritto individuale del singolo docente”.

Esemplare il suo approccio innanzi al massimo organo collegiale consultivo del Ministero: “cercherò il vostro consenso, ma gradirò il vostro dissenso  perché mi aiuterà a chiarire e ad approfondire il mio stesso pensiero”.

Voglio riportare per intero un’altra frase del suo discorso:

“Per quanto riguarda la tutela del diritto allo studio in sede universitaria, non posso astenermi dal dire che l’imminente passaggio delle opere universitarie alle regioni, non tempestivamente preparato e non preceduto neppure dalla progettazione della legge quadro, rischierà di creare una situazione ancora più disagevole per gli studenti capaci e meritevoli privi di mezzi. Debbo dire al Consiglio che quasi ogni giorno mi sto occupando di questo problema reso angoscioso dal ritardo; ma confesso di non poter garantire di riuscire ad assicurare un passaggio indolore e senza effetti negativi per l’assistenza già insoddisfacente, data anche la difficoltà di raggiungere in così breve tempo un accordo tra il governo e tutte le Regioni.”

In questa frase scopriamo di tutto: la sua sensibilità umana e politica, la sua angoscia quotidiana innanzi agli atti dovuti, l’etica della responsabilità innanzi ai diritti negati, la questione dei capaci e meritevoli e dei loro diritti costituzionalmente protetti, l’esatta e appropriata valutazione dell’efficacia e dell’inefficacia delle leggi fatte e da fare, il senso dello Stato e i compiti delle Regioni, i guasti provocati dalla confusione normativa e della conseguente “mala amministrazione”, etc. etc.

I connotati di un impegno politico e culturale

Evito di soffermarmi sul suo ruolo all’interno del PLI. La relazione del Prof. Gerardo Nicolosi contiene indicazioni importantissime che ci fanno riflettere anche in considerazione di quanto accade nei nostri tempi di crisi dei partiti politici. Una crisi che rende palese la carenza se non l’assenza dei requisiti del metodo democratico di cui all’art. 49 della Costituzione nelle forze politiche che occupano l’attuale scena politica.

Mi limito a sottolineare che Valitutti fu Presidente onorario del PLI. Sostenne la tesi di un allargamento della base sociale da rappresentare in alternativa alle scelte più elitarie di Malagodi. Guidò anche la corrente, interna al partito, “Nuova Democrazia Liberale” con Morelli, Patuelli, Palumbo, Melillo e Antonio Baslini. Quest’ultimo, ex partigiano e grande protagonista nella lotta per i diritti civili (si ricordi la legge Fortuna-Baslini sul divorzio)  è scomparso nel ’95, tre anni dopo Valitutti.

Fu chiamato a svolgere numerosi incarichi tra i quali quello di Presidente della Dante Alighieri. In tale ruolo si impegnò molto a sostegno della diffusione della nostra lingua e della nostra cultura all’estero.

Si occupò di tantissimi problemi politico-istituzionali. Difficile citarli tutti. Da meridionalista, avvertì l’esigenza di contrastare con forza la criminalità organizzata: l’antistato.

E non mancò di interessarsi a come dare più peso alle scelte dei cittadini attraverso la revisione del sistema elettorale.

Cito quest’ultimo aspetto per sottolineare che in questi nostri tempi, parlare di sistema elettorale è come parlare di corda in casa dell’impiccato.  Sta di fatto che l’Italia, dal Porcellum al Rosatellum, è finita nel tunnel delle leggi elettorali illiberali.

Il mondo della libertà

Vorrei concludere questo mio intervento con le parole di Valitutti (5):

“… Noi oggi sentiamo il bisogno di restituire la scuola a se stessa e perciò di restituirla alla cultura, all’autonoma e viva cultura. La nostra Costituzione nell’art. 33 dice solennemente: l’arte e la scienza sono libere e libero ne è l’insegnamento. Per restituire la scuola a se stessa dobbiamo, per l’appunto, farne la sede del magistero dell’arte e della scienza, indispensabili per la formazione dei giovani ad uomini veramente liberi, cioè capaci di vivere e di operare nel mondo della libertà che è il mondo dello spirito creatore.” … “Abbiamo bisogno della filosofia, della storia, della matematica, della fisica, della chimica e delle altre forme della cultura artistica. Forse dobbiamo rinunciare a questo ricco e nutriente patrimonio per nutrirci solo del cinematografo, della radiotelevisione e del giornalismo? Certamente no!”.

Roma 22 Giugno 2018

Antonio Pileggi

Ex Provveditore agli Studi


(1) Salvatore Valitutti, La scuola e il problema sociale, Il solco editore, Città di Castello, 1946;

(2) Atti della Conferenza Nazionale della Scuola, Roma 30 Gennaio – 3 febbraio 1990, Salvatore Sciascia Editore, Palermo, 1991;

(3) “La figura di Salvatore Valitutti a cento anni dalla nascita”. Convegno organizzato l’1 ottobre 2007 dal Centro Studi pedagogici e filologici Salvatore Valitutti, Provincia di Salerno. Esiste la registrazione dell’evento su Radio Radicale.

(4) Discorso tenuto dal Ministro Salvatore Valitutti al Consiglio Universitario Nazionale il 5 settembre 1979. Pubblicato dagli Annali della Pubblica Istruzione.

(5) Salvatore Valitutti, Il Diritto allo Studio, Armando Armando Editore, 1977, Roma

La bibliografia di riferimento per questa relazione è stata reperita prevalentemente nella Biblioteca Luigi De Gregorio del Ministero della Pubblica Istruzione:

Cavour, Libera Chiesa in libero Stato, a cura di Salvatore Valitutti, Armando Editore, 1970;

Salvatore Valitutti, La scuola e il problema sociale, Il solco editore, Città di Castello, 1946;

Salvatore Valitutti, La rivoluzione giovanile, La Tipografica, Roma 1955;

Salvatore  Valitutti, Scuola pubblica e privata, Laterza, 1964;

S. Valitutti e G. Gozzer, La riforma assurda, La scuola secondaria superiore da G. Gentile a M. Di Giesi, Armando Armando Editore, Roma;

Salvatore Valitutti, Il diritto allo studio, Armando Armando Editore, 1977;

Salvatore Valitutti, Discorso tenuto al Consiglio Universitario Nazionale il 5 Settembre 1979, Annali della Pubblica Istruzione, 1979;

Atti della Conferenza Nazionale della Scuola, Roma 30 Gennaio – 3 febbraio 1990, Salvatore Sciascia Editore, Palermo, 1991;

Quaderni: Salvatore Valitutti, La Scuola lo Stato, i Partiti, Scritti e discorsi, a cura di Dante Pelosi, Prefazione di Valerio Zanone,  Fondazione Einaudi,1996;

Luigi Einaudi e Salvatore Valitutti, a cura di Giancristiano Desideri, Liberilibri, Macerata, 2009;

Raffaello Morelli, Appunti su Salvatore Valitutti, articolo in via di pubblicazione alla data della presente relazione, 2018;


(*) Convegno di studi

22 giugno 2018 – Ore 10.00

Sala del Refettorio, Biblioteca Camera dei deputati Via del Seminario 76, Roma

L’istituto Storico per il pensiero liberale ISPLI organizza il Convegno di studi: “Salvatore Valitutti e la crisi dello Stato italiano“, presso la Sala del Refettorio, Biblioteca Camera dei Deputati in Via del Seminario 76, Roma.

Convegno organizzato in collaborazione con:

  • Fondazione Ugo Spirito e Renzo De Felice
  • Scuola di Liberalismo

Comitato promotore:

Professor Sergio Tiberti, Professor Gabriele Pepe, Professor Mario Pepe, Dottore Miele Emilio, Dottore Giuseppe Valitutti, Dottore Antonio Valitutti, Dottoressa Angela Palamone.

Coordinamento Scientifico:

Dottoressa Rossella Pace

Programma

I sessione

Presiede: Fabio Grassi Orsini (Presidente Onorario Ispli)

10.00 – Fabio Grassi Orsini, Introduzione lavori

10.20 – Isabella Valentini, Amministrazione, politica e ceto dirigente nel percorso di Salvatore Valitutti

10.40 – Gerardo Nicolosi, Valitutti e il PLI

11.00 – Tommaso Edoardo Frosini, Valitutti e la Teoria dello Stato

11.20 – Antonio Pileggi, Valitutti da Provveditore a Ministro

11.40 – Giuseppe Parlato, Valitutti e il nodo del fascismo

II sessione

Presiede Luigi Compagna (Presidente Ispli)

12.10 – Maria Sofia Corciulo, “Il Professore” de La Sapienza

12.30 – Luigi Ciaurro, Valitutti e Nuovi Studi Politici

12.50 – Alessandra Cavaterra, Valitutti nelle sue carte alla Fondazione Ugo Spirito e Renzo De Felice

13.10 – Teodoro Katte Klitsche de la Grange, Valitutti e la ricezione del pensiero di Schmitt negli anni Settanta


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