di Antonio Pileggi

Oggi, 22 dicembre 2017, sono 70 anni dall’approvazione della Costituzione Repubblicana da parte dell’Assemblea Costituente. È molto giovane la nostra Costituzione. Quella americana, benaugurantemente esemplare per tutte le Democrazie costituzionali moderne, dura da secoli.
Prima dell’approvazione definitiva, il testo della Costituzione italiana fu sottoposto al vaglio di illustri linguisti perché i Padri Costituenti volevano scrivere norme di facile lettura e di facile comprensione. Infatti abbiamo frasi di poche parole, non più di 25. Pochi sanno che la Costituzione ha avuto anche il premio Strega per la letteratura. Un premio attribuito proprio per la sua esemplare chiarezza.
La nostra Costituzione, la legge delle leggi, dovrebbe essere la linea guida per la preparazione, fin dalle scuole primarie, alla cittadinanza attiva e consapevole. Vorrei ricordare, in proposito, che un grande e illustre Maestro nelle scuole elementari del secolo scorso, Mario Lodi, faceva della Costituzione un eccellente percorso didattico.
Eventuali “revisioni” di alcune norme si possono sempre esaminare e deliberare nell’ambito della seria procedura prevista dai padri Costituenti all’art. 138. Ciò è stato fatto più volte in questi 70 anni.

Il 4 dicembre 2016, con l’esito referendario sulla proposta governativa di cambiare più di un terzo della Costituzione, è stata un’altra data memorabile, una data in cui è stata  confermata, riapprovata, la Costituzione del 1947 attraverso una grandissima “partecipazione” dei cittadini.
Poiché dico spesso queste cose anche per enfatizzare il valore della “partecipazione”, mi scuso e riporto, al riguardo, uno scritto di Benedetto Croce:
“So bene che ripeto cose che ho già detto molte volte. Ma, per consolarmi di questa taccia, gioverà un’altra mia prediletta ripetizione: del detto di Salomone, che sermo opportunus est optimus. È ottimo perché è la verità”

 

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