Il fatto che Donald Trump abbia strapazzato tutti i Leader del G7, salvando solo Giuseppe Conte, Primo Ministro Italiano, la dice lunga sull’intuito del Presidente della Repubblica Statunitense nell’ndividuare dove s’annidano i suoi nemici.

Con la Gran Bretagna della May, l’America del Nord dell’attuale Presidente  s’è sottratta all’egemonia totalizzante dei Paperon de’ Paperoni di Wall Street e della City.

I due risoluti  leader anglosassoni hanno cominciato un’opera di revisione del liberalismo economico, detto più propriamente liberismo, nel tentativo di recuperare gli spazi di democrazia e di sovranità dei popoli  occupati abusivamente dagli strateghi del monetarismo finanziario.

Naturalmente, le centrali nordamericane e inglesi del potere economico, disgiunte dai nuovi establishment  politici  dei due Paesi, non hanno gradito né gli effetti della Brexit né quelli dell’elezione di Trump.

Con la cobelligeranza della B.C.E.  hanno messo in opera tutti gli ordigni offensivi di cui sono dotate le loro batterie: organi di stampa, televisioni private e pubbliche, agenzie di rating, operatori di borsa, manipolatori dello spread e via dicendo, soprattutto per evitare il diffondersi di una temuta espansione dell “epidemia” anti-monetarista.

Anche l’Italia, d’altronde, ha contribuito, alle ultime elezioni, ad alimentare una tale paura, dando un dispiacere ai “padroni” delle Finanze mondiali che hanno tentato di tutto, a ogni livello di possibili interventi, per evitare che il governo Cinque Stelle-Lega potesse dare loro dei guai nel corso della legislatura.

Trump questo l’ha capito “al volo” e certamente non per sola simpatia personale ha visto in Conte un possibile amico di battaglia contro i Governi degli Stati presenti in Canada (Paese ospitante dell’incontro), da lui ritenuti (e probabilmente, non a torto) tutti ancora sottoposti alle pressioni se non alle direttive delle Centrali Finanziarie e non disponibili, in conseguenza, né a chiudere le frontiere a un’immigrazione dagli effetti deleteri sulla vita democratica delle collettività organizzate né a proteggere le varie produzioni nazionali, per non farle soccombere di fronte a una concorrenza divenuta “ad armi truccate”  per la presenza cospicua di imprese operanti a basse paghe di lavoro in Stati dittatoriali, autoritari o fortemente accentratori.

Tutto bene, quindi, per la salute del Bel Paese, dopo la sua entrata nelle grazie della Nazione più potente del mondo e democratica?

No! perché i danni alla vita democratica italiana non sono stati prodotti soltanto dai burocrati di Bruxelles, con le pretese, realizzate nell’appiattimento su tali  loro posizioni dei nostri governanti, di privarci di ogni tipo di sovranità, da quella territoriale (con conseguenze deleterie per la difesa dei nostri confini)  a quella finanziaria (con il blocco di ogni possibilità di sviluppo della nostra economia), ma sono stati compiuti e per così dire “completati” dall’opera di distruzione dei nostri uomini politici del potere legislativo e di quello esecutivo.

La storia ha i suoi corsi e ricorsi, come sosteneva Vico e quindi, parafrasando un noto motto, quod non fecerunt Barbari fecerunt Barberini.

Leggi elettorali successive (culminate in quelle del “decennio nero”) hanno poi privato gli Italiani, in violazione di diritti politici anch’essi costituzionalmente protetti, del loro diritto di scegliere i propri rappresentanti in Parlamento.

Anche le Camere attuali sono composte da “nominati” e non da “eletti” e stranamente tra le riforme di cui si sente parlare in questi giorni di avvio dell’attività del Governo e soprattutto del Parlamento, non c’è una voce che riguardi lo spregevole Rosatellum, fonte anche di ulteriori elementi deformanti della nostra vita democratica.

La vita interna dei partiti politici o movimenti che dir si vogliano, con “buona pace” del disposto dell’articolo 49 della Costituzione, anzi che essere improntata al metodo democratico, è sottoposta all’arbitrio “ducesco” più assoluto di chi riesce, con metodi incontrollabili, a “impadronirsi” (nessun termine sarebbe più appropriato) delle chiavi di casa.

I capi-partito, come i capi-banda dell’antico brigantaggio italiano, non rispettano regole predeterminate, e spesso ne inventano di nuove, alla bisogna, gestiscono il partito o il movimento come un’azienda “padronale”, convocano ad pompam organi collegiali, con la riserva mentale di non rispettarne o di alterarne le determinazioni.

Primarie, con i loro “trucchetti moltiplicatori di voti più che di pani e di pesci”; Gazebi, a prova di difesa dall’insolazione per i partecipanti alla kermesse ma non dalla manipolazione di voti, acclamazioni e bagni di folla che ricordano l’infausto Ventennio, con la sola differenza di essere lautamente ”foraggiate” da Tycoon “Paperoni”; piattaforme e uso di Social sotto il controllo di personaggi avvolti nelle nubi di un mistero o protetti dallo schermo di impenetrabili “quinte”; piccole sopraffazioni in ancora più piccoli Partiti (definiti “storici” ormai solo per una misteriosa persistenza di nome e di simbolo); tutto questo insieme rappresenta, sotto il profilo democratico, una vera vergogna per il Bel Paese.

Queste cose Trump, probabilmente, non le sa e, per amor di patria, è anche bene che non le sappia.

Gli Italiani, però, le conoscono e dovrebbero imparare a ribellarsi oltre che alle soverchierie e alle prepotenze dei Finanzieri di New York, di Londra e di Bruxelles, anche alle manovre truffaldine dei Capi dei loro stessi schieramenti politici  che li costringono a votare con sistemi elettorali, certamente illiberali anche se non costituzionalmente illegittimi e ad assistere a vite interne dei partiti  dove non esistono più spazi di libertà e di democrazia.

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